martedì 3 luglio 2012

Gestione ottimale del traffico supplementare grazie ai provvedimenti straordinari

http://www.news.admin.ch/dokumentation/00002/00015/?lang=it&msg-id=45265

03.07.2012

Gestione ottimale del traffico supplementare grazie ai provvedimenti straordinari

Berna, 03.07.2012 - Durante la chiusura della linea ferroviaria del San Gottardo, sulle strade attraverso le Alpi si è registrato un aumento contenuto del traffico che non ha causato ulteriori code. Le agevolazioni concesse agli autocarri dall’Ufficio federale delle strade (USTRA) hanno consentito al traffico pesante di scorrere fluidamente. Con la riapertura della linea ferroviaria l’USTRA torna al regime normale.

Durante l’interruzione della linea ferroviaria del San Gottardo in seguito alla frana verificatasi presso Gurtnellen, sui quattro valichi stradali transalpini (San Gottardo, San Bernardino, Sempione e Gran San Bernardo) sono stati rilevati in media circa 200 autocarri in più al giorno, equivalenti a un aumento di circa il cinque per cento, che ha potuto essere gestito senza problemi.La chiusura del tratto ferroviario aveva richiesto la rimozione degli impianti semaforici e l’apertura di tutte le corsie di marcia presso i cantieri sulla strada del passo del Sempione. Il blocco notturno per lavori di manutenzione nella galleria autostradale del San Gottardo era stato ridotto di due ore. In questo periodo erano inoltre state adottate regolamentazioni speciali per il trasporto di merci pericolose emanate allo scopo di assicurare ai Cantoni Ticino e Uri e alla Valle Mesolcina l’approvvigionamento di merci normalmente trasportate su rotaia (ad es. gas liquidi). La richiesta di questi trasporti è stata tuttavia limitata.Con la riapertura della linea FFS l’USTRA torna al regime  normale, il che vuol dire che in corrispondenza del cantiere sul passo del Sempione una corsia verrà di nuovo chiusa al traffico.La riduzione degli orari riservati ai lavori di manutenzione notturni, introdotta l’8 giugno dall’USTRA nella galleria autostradale del San Gottardo, ha tuttavia delle conseguenze. Affinché si possano eseguire i restanti lavori, la galleria dovrà restare chiusa per due notti supplementari, da lunedì 2 luglio a martedì 3 luglio e da martedì 3 luglio a mercoledì 4 luglio, dalle 22.15 alle 05.00.
Pubblicato da

Ufficio federale delle strade USTRA
Internet: http://www.astra.admin.ch

sabato 30 giugno 2012

In 530 corridori al Devero-Veglia trail [Rass.Stampa]

http://edizioni.lastampa.it/vco/articolo/lstp/10994/



baceno
30.06.2012 - CORSA IN MONTAGNA

In 530 corridori al Devero-Veglia trail


Il via domani alle 20,30
Cambiamenti sul percorso

VALERIA MATLI
Podisti della montagna protagonisti domani alla «Veglia-Devero trail», corsa organizzata dall’Asd Trail Running per il secondo anno consecutivo. Al via domattina dalle 8,30 dalla piana del Devero 530 concorrenti che affronteranno i due percorsi proposti dagli organizzatori: il «corto» di 17 km verso il cosiddetto «Grande Est» del Devero, e la gara lunga di 46 km che avrebbe dovuto sconfinare verso l’alpe Veglia, in Valle Divedro, e che invece ha subito dei cambiamenti dovuti a motivi di sicurezza.

«Abbiamo dovuto modificare il percorso per via di due punti ghiacciati che non hanno voluto scongelarsi», spiega Mauro Fortina della Asd Trail Running. Rimangono così inalterati i 46 km di lunghezza della gara lunga ma con il tracciato completamente modificato nella seconda parte. Dopo il giro della 17 km (Crampiolo, Sangiatto, Crampiolo, Forno), anziché andare verso l’Alpe Veglia si scenderà a Goglio per risalire verso la valle del Bondolero e proseguire verso i 2.330 del Monte Cazzola. Da qui si procederà verso l’alpe Misanco e il pian di Buscagna per poi scendere al traguardo sulla piana di Devero. Viene tagliata quindi la parte che prevedeva i passaggi al passo del Valtendra e alla Scatta d’Orogna, verso il Veglia.

sabato 9 giugno 2012

Pitture rupestri sui monti dell'Ossola [Rass.Stampa]

http://edizioni.lastampa.it/vco/articolo/lstp/9158/

mergozzo

09.06.2012 - Il caso

Pitture rupestri sui monti dell'Ossola

Il luogo del ritrovamento, per ora, resta segreto

Straordinaria scoperta del gruppo archeologico di Mergozzo

filippo ruberta'
Una  scoperta straordinaria che farà dell’Ossola il punto di riferimento più importante delle Alpi circa le testimonianze di pitture rupestri preistoriche. E’ sta fatta, ai primi di maggio, da due studiosi del Gruppo archeologico di Mergozzo, Elena Poletti e Alberto De Giuli.

Il «tesoretto» è una roccia sulla quale spicca un complesso di pitture realizzate in ocra rossa che si estendono per circa sei metri e sarebbero state realizzate, secondo una prima valutazione, tra il 5000 ed il 1200 prima di Cristo. Le pitture si trovano sotto una balma, lastra di roccia rivolta verso l’interno che fa da protezione, battezzata «la balma dei cervi». Il sito è in una posizione impervia, difficile da raggiungere, ma dal quale è possibile godere un panorama mozzafiato. Ed è forse per questo che chi l’ha individuato per primo, già due anni fa, è stato Livio Lanfranchi, un cacciatore. «Si può dire - racconta Poletti - che questa scoperta è avvenuta nell’ambito del progetto interreg Sitinet, un censimento di siti archeologici e geologici, che si sta svolgendo sotto la regia della Provincia. Stavamo facendo dei rilievi in montagna quando siamo stati avvicinati da Lanfranchi che ci ha messo al corrente di queste pitture che aveva visto».

Dopo qualche tempo i due archeologi, acompagnati dal cacciatore, sono andati sul posto. Un sito del quale, fino a quando la Sovrintendenza dei beni ambientali non troverà le modalità per proteggerlo, non verrà svelata la posizione. «E’ stato un momento di grande emozione - spiega Poletti - quando abbiamo visto queste pitture e abbiamo capito che si trattava di una cosa di portata notevole. Lo si capiva dai pigmenti mineralizzati con cui queste figure erano state disegnate. C’erano altre persone con noi. De Giuli ed io ci siamo guardati in faccia ma non ci siamo detti niente perché temevamo che si diffondesse la notizia in maniera incontrollata».

Rivela sorridendo Poletti: «Ho pensato davvero che questa sia stata la scoperta della vita. Sulle Alpi testimonianze di questa entità non ce ne sono. C’è il piccolo dipinto del cervo all’Alpe Veglia e la composizione di figure umane alla Rocca di Cavour in provincia di Torino. Ma sono poca cosa al confronto». Aggiuge l’archeologa: «Qui si tratta di 37 figure maschili e femminili che si estendono per una lunghezza di 6 metri. E’ un vero e proprio unicum per le Alpi al punto di potere accostare questo complesso alle aree di pittura rupestre dei Pirenei o del Levante Spagnolo. E proprio perché assomigliano a queste ultime fanno pensare che siano collocabili agli anni che vanno dal 5000 al 1200 prima di Cristo». Ora toccherà alla Sovrintendenza, in accordo con la Provincia, definire i percorsi che riguardano la messa in sicurezza e le modalità di fruizione del sito.

sabato 1 gennaio 2011

Da Crevoladossola a Trasquera: sulle tracce degli antichi Leponzi alla scoperta del Violino

http://www.piemonteagri.it/qualita/territorio/valli-alpine-del-piemonte-settentrionale-e-dellos/itinerario/7-da-crevoladossola-a-trasquera

Itinerari Agroalimentari del Piemonte > Il Nord Piemonte Ossolano


Le dieci valli del Nord del Piemonte: dove scorre il fiume Toce, tra alpeggi mozzafiato e parchi naturali incontaminati e l'industrioso fondovalle.
Valle Divedro

A una manciata di chilometri dalla Svizzera, la Valle Divedro è una delle ''sette sorelle'' della Val d'Ossola (le altre valli sono Anzasca, Antrona, Bognanco, Antigorio-Formazza, Isorno e Vigezzo) situata nell'estremo Nord del Piemonte, laddove la nostra regione si assottiglia, stretta tra la vicina Lombardia, il Canton Ticino e il Canton Vallese. Siamo in provincia di Verbano-Cusio-Ossola, nel cuore delle Alpi Lepontine in un magnifico paesaggio in cui, tra vallate e altipiani, ghiacciai e parchi naturali, spiccano i comuni di Trasquera, la cui frazione Iselle è posta sul confine svizzero dove parte il Traforo del Sempione, di Varzo e di Crevoladossola, adagiata sul fondovalle. La Valle Divedro, attraversata dal torrente Diveria che poi si getta nel Toce a sud di Crevoladossola, ha visto nel corso dei secoli passati popoli diversi tra cui i Liguri, i Celti, i Leponzi (da cui le Alpi Lepontine) e i Romani di cui rimangono ancora tracce del ponte fatto erigere da Augusto a Varzo, sul torrente Diveria, ponte che venne poi ricostruito nel XIV secolo e dal quale tuttora si può godere uno splendido panorama della vallata. Da ricordare poi i numerosi prodotti tipici che caratterizzano questa zona, dal formaggio Bettelmat ai derivati della carne come ilViolino, ai vini della DOC Valli Ossolane di cui fa parte un prezioso e raro vitigno autoctono come il Prünent.LegendaArte e Architettura - Storia e tradizioni - Natura - Enogastronomia - Prodotti Tipici

Da Crevoladossola a Trasquera
Sulle tracce degli antichi Leponzi alla scoperta del Violino

Se Varzo è un po' il cuore della vallata, il benvenuto al turista, che proviene dalla SP 166, spetta al comune di Crevoladossola. Ed è proprio da questo comune che fin dal suo nome denuncia la sua appartenza alla Val d'Ossola che inizia il nostro itinerario alla scoperta della Valle Divedro. Territorio ricco di corsi d'acqua, trovandosi all'incrocio con ilToce, il Bogna, il Diceria, il Melezzo e l'Isorno, Cravalodossola alterna paesaggi boschivi a piane di foraggiere, cime importanti (la più alta è quelle di Andromia a 2.400 m) con la presenza di laghi alpini a solchi vallivi dove è fiorente l'attività estrattiva di marmo Palissandro, di graniti e di pietra ornamentale. Come spesso accade anche il comune di Cravalodossola è il risultato dell'unione di più località che sono per la precisione Crevola, Preglia e Caddo. A Crevola, che è sede dal Municipio, troviamo la bella Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo facilmente raggiungibile grazie a una breve mulattiera. La presenza di numerosi corsi d'acqua, come segnalato in precedenza, oltre a costituire un importante fattore economico con la costruzione della centrale idroelettrica dell'architetto Portaluppi, splendido esempio di architettura industriale degli anni Venti, ha permesso la creazione di un'area naturalistica di particolare interesse chiamata del Lago Tana. Infine i prodotti tipici come il vino Valli Ossolane DOC da degustare con il delizioso Violino una specie di prosciutto che si ottiene della coscia della pecora, della capra o del camoscio. Prossima tappa è Varzo composto da numerose frazioni e località sparse (se ne contano ben 53) che caratterizzano una conca che è una vera e propria oasi naturale. Tra queste località non si può non citare San Domenico sede di una importanza stazione sciistica. Ma Varzo è anche storia, come abbiamo già ricordato precedentemente: è quindi d'obbligo, per chi percorre la strada per il Sempione, una visita al Ponte Nuovo, una maestosa costruzione a tutto sesto, perfettamente conservato e quindi percorribile per godere di una bella vista sulla vallata. Varzo è celebre anche per la presenza sul suo territorio di numerosi mulini ad acqua che sfruttavano il corso dei torrenti. Attualmente ne esistono ancora due, uno nella frazione Coggia e l'altro nella frazione Gebbo. Lasciata Varzo la morfologia del paesaggio muta nuovamente: un restringimento ci porta versoTrasquera, caratteristica località di montagna ai confini con la Svizzera, luogo ideale per chi ama il trekking, immerso nella natura, attraverso gli alpeggi dove ammirare le capre o le mucche al pascolo. La scelta di itinerari è ampia e ricca: si va da quelli classici GTA ad altri decisamente più curiosi come il Sentiero del Contrabbando data la vicinanza con il confine svizzero, il Sentiero delle Capre che è un caratteristico percorso legato alla transumanza immerso in favolosi boschi; il Sentiero del Kirsch che ci permette di visitare i luoghi dove un tempo si produceva il tipico liquore a base di ciliegie.LegendaArte e Architettura - Storia e tradizioni - Natura - Enogastronomia - Prodotti Tipici



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giovedì 27 agosto 2009

Alpe Veglia, i pascoli risparmiati dalla diga [Rass.Stampa]

http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/montagna/grubrica.asp?ID_blog=68&ID_articolo=1073&ID_sezione=635


LE NOSTRE VALLI
27/8/2009 - IL VIAGGIO
Alpe Veglia, i pascoli
risparmiati dalla diga
Negli Anni 60 era stato progettato un invaso nella conca

TERESIO VALSESIA
Una bellezza sferica, smaltata di praterie e di conifere, e incastonata fra grandi cime. Su tutte domina il Monte Leone (3553 m), il «tetto» delle Lepontine, orlato da una cornice di ghiaccio sempre più esile. Al centro del circuito svetta il Rebbio (3192 m). Sul fronte opposto, ecco la Punta di Boccareccio, anch’essa sopra i 3000, e le solitarie Torri di Veglia, dall’aerea sagoma dolomitica. Montagne che hanno avuto un grande protagonista del passato, la guida Vittorio Roggia, seguito negli ultimi decenni da ottimi epigoni.

Gli alpeggi secolari e gli alberghetti sono riuniti prudentemente in piccoli e composti agglomerati, al riparo dalle valanghe e dalle alluvioni. Si sacrificava la «privacy» per favorire lo spazio vitale, rappresentato dalla fame d’erba dei pascoli.

Negli anni ’60 l’alpe Veglia doveva essere cancellata per diventare un enorme invaso idroelettrico. Tramontato quel progetto, nel 1978 è diventata il primo parco regionale del Piemonte, sostenuto soprattutto da Italia Nostra e dal Lions Club di Verbania. Un parco naturale che, come in passato, è raggiungibile soltanto a piedi poiché la gippabile che sale da San Domenico, dai tornanti ripidi e arditi, è strettamente riservata agli autorizzati e serve da collegamento circolare per tutti gli abitati dell’alpe. Recentemente messa in sicurezza e costantemente monitorata, costituisce anche la via dei pedoni, che nella parte finale diventa pianeggiante, quasi a ridare conforto e respiro per entrare in serenità nel paradiso.

Così Veglia ha conservato quasi miracolosamente l’atmosfera «d’antan». Merce rara, oggi. Un valore aggiunto che meriterebbe una maggiore frequentazione, che invece è rimasta circoscritta al turismo casereccio e lombardo, oltre che agli escursionisti-buongustai che arrivano dalla Svizzeri e dalla Germania, sempre sagaci nella scelta degli itinerari ideali, dove la natura è ancora quella genuina. La stagione è quindi ridotta ai mesi estivi e di inizio autunno. Tanto di cappello agli operatori turistici che non demordono nonostante le difficoltà.

Per raggiungere Veglia bisogna seguire la superstrada ossolana da Gravellona Toce fino a Varzo. Poi una decina di chilometri di comoda salita portano ai 1410 metri di San Domenico, stazione estiva e invernale, che offre numerose e comode passeggiate fra le pinete, come quella che porta al rifugio Piero Crosta, all’alpe Solcio, che è diventato una godibile meta anche per i gastronomi.

L’itinerario che proponiamo per arrivare a Veglia è circolare: salita da San Domenico all’alpe Ciamporino, traversata a Veglia, discesa lungo la gippabile. Però questa estate la seggiovia San Domenico-Ciamporino è chiusa. Bisogna quindi aggiungere un’ora e mezza che porta la camminata a oltre 4 ore complessive. Ma la fatica sarà ampiamente ricompensata.

Dalla stazione di arrivo della seggiovia di Ciamporino (1975 m) inizia il «Sentiero dei fiori». Lungo l’itinerario sono frequenti anche gli incontri con camosci e marmotte, mentre gli stambecchi popolano le creste superiori.

Il percorso avvolge il costone della montagna vincendo qualche asperità, con le necessarie protezioni, ma soprattutto annunciando panorami sempre più grandiosi. Una croce di legno, poco oltre una sorgente, è il punto più elevato della traversata, a 2046 metri di quota. In alto incombono le Torri di Veglia mentre di fronte si staglia il Monte Leone, un autentico gigante.

Si cammina sui pascoli d’alta quota, che scendono ai maestosi tetti in sasso della Balma, l’alpeggio che introduce nel vasto pianoro, dove c’è da scegliere fra tre alberghetti e il rifugio Città di Arona. Da Ciamporino sono meno di due ore di cammino.



«Quest’anno gli alpeggi in attività sono sette, uno in più nell’anno scorso», dicono con soddisfazione Severino Orio e Marco Zanola, presidente e segretario del Consorzio per il miglioramento dell’alpe Veglia, costituito nel 1969. Oltre duecento capi di bestiame pascolano sui prati che beneficiano di un progetto di valorizzazione integrata, attuato dal parco. Agricoltura e turismo: il binomio è pienamente attuato anche a beneficio dei turisti che trovano i prodotti caseari freschi di fattura, tra cui l’eccellente ricotta affumicata di Cornù.

C’è anche una sorgente carbonico-ferruginosa sulla cui efficace terapia è stato pubblicato un volumetto alla fine dell’Ottocento, ristampato in anastatica dal Consorzio. A quei tempi Veglia era onorata dalla definizione di «stazione climatica d’altezza». L’acqua conserva le sue qualità ed è a disposizione di tutti.

Nella «Locanda della Sorgente» una poesia dedicata alla «bricolla» ricorda i tempi del contrabbando: in effetti il confine con la Svizzera è segnato dalle creste che ci circondano e attraversando l’altopiano per avviarci verso la discesa intersechiamo, mille metri sotto di noi, gli avveniristici convogli del «Cisalpino» che sfrecciano nella galleria ferroviaria del Sempione.

Dove l’altopiano termina nella cupa e fragorosa gola del Cairasca c’è uno degli uffici informativi del parco regionale, la cui sede amministrativa è a Varzo, nella villa Gentinetta, (tel. 0324- 72572, info@parcovegliadevero.it). Poco più di un’ora di cammino portano a Ponte Campo (parcheggio delle auto). Per completare la giornata rimane ancora la breve risalita a San Domenico.